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La chiesa di S. Francesco
fu costruita insieme al convento
francescano nel 1405 ... << lontano dalle abitazioni,
nella falda del monte occidentale di Maiori detto Torre, e
vicino al mare, l’Università di Maiori, costruì il convento
di San Francesco con sette celle dalla parte di oriente e
tre da occidente, con refettorio, cucina piccola, e chiesa
pure piccola, con coro ad uso di sette Padri>>.
Nell’anno 1407 l’arcivescovo
di Amalfi Bertrando d’Alagno << per alcune sue chimere
impedì di proseguire la costruzione del convento, per cui
l’Università di Maiori, fece ordine a tutti i cittadini che
non si avessero fittati i giardini della Mensa Arcivescovile
di Amalfi siti in Majori, in modo che per due anni continui
la Mensa, ed altri cittadini di Amalfi, che avevano fondi in
Majori non ricevettero rendita alcuna. Ma poi le cose si
composero e l’Arcivescovo diede licenza di fabbricare>>.
La prima chiesa sorgeva nei
pressi della Grotta dell’Annunziata, attaccata al lato
occidentale del convento, in posizione opposta a quella
attuale. Distrutta, insieme al convento, nel 1435
dall’esercito di Maometto II , fu riedificata l’anno
successivo ad opera di S. Bernardino da Siena.
Nell’orto del convento si può vistare la grotta di S.
Bernardino, dove fino a pochi anni or sono sgorgava
ancora l’acqua fatta stillare dal Santo dalla roccia. Nel
1440 una violenta mareggiata distrugge nuovamente la chiesa
la quale viene ricostruita ancora nello stesso posto, <<vicino
alla loggia grande>> come ci informa il cronista P. G.
Battista de Palo. Durante il grande saccheggio dei Turchi
nel 1558, quando tutta la penisola sorrentino-amalfitana fu
messa a ferro e fuoco, il convento fu nuovamente distrutto
mentre si interruppero il lavori di costruzione della nuova e
più grande chiesa, nell’attuale posizione, lavori iniziati
nel 1517. Nell’arco di tutto il 1500 fu sia ampliato il
convento che costruita la chiesa nella posizione attuale; i
lavori terminarono nel 1590. Nei sec. XVI e XVII il convento
fu scelto come sede di Studio e Seminario per i giovani
chierici soprattutto a causa della sua invidiabile e
deliziosa posizione.
La chiesa oggi non mostra
più lo stile cinquecentesco della sua origine con la volta
centrale sorretta da una travatura in legno. Infatti nella
prima metà del 1700 essa subì una serie di trasformazioni
che le diedero l’attuale assetto, dopo che era rimasta molto
danneggiata da un catastrofico uragano nel 1631 e da una
successiva mareggiata nel 1674. Ecco perché, nonostante
l’origine rinascimentale, la chiesa si presenta oggi in uno
stile settecentesco, di gusto tardo rococò, con larghi
interventi dell’ottocento e del novecento.
L’abside
è a pianta poligonale con
l’evidenziazione di fasci di colonne angolari, il che lascia
supporre la preesistenza di un’abside gotica trasformata
appunto nel 1700.
La statua della Madonna
del Soccorso collocata nella cappella a Lei dedicata,
risale ai primi anni del XVI secolo quando titolava una
chiesa che sorgeva nella stessa area e che fu sacrificata
per la costruzione della nuova.
L’altare maggiore,
costruito tra il 1517 e il 1570, mostra le numerose
modifiche subite nel e il continuo adeguamento agli stili
che si sono sovrapposti nel corso dei secoli.
Di notevole interesse
storico e artigianale è l’antico e monumentale coro,
costruito sempre nel XVI secolo dall’artigiano Pietro
Campanile di Scala.
Ai piedi dell’arco maggiore,
a destra guardando l’altare, si osserva la cappella della
Famiglia Staibano. La cappella sarebbe stata costruita
nel 1511, data antecedente all’inizio dei lavori di
costruzione della chiesa. Ciò farebbe supporre quindi che
essa fosse appartenuta alla preesistente piccola chiesa
della Madonna del Soccorso. Luigi Staibano, in disaccordo,
invece fa risalire la cappella dei propri avi al 1522 e
quindi in data posteriore all’inizio dei lavori.
Questa cappella, in marmo
finissimo, era ornata, fino al 1954, di una pala che
rappresenta “La Deposizione”. La Tavola, attualmente
in sagrestia, comprende due sportelli riuniti da una cornice
in nero e oro su cui vi sono scene della deposizione di Ns.
Signore dalla Croce. Il soggetto deriva da un disegno di
Raffaello Sanzio e l’autore è quasi certamente Andrea
Sabatini, meglio noto come Andrea da Salerno.
Al lato sinistro c’è in
analogia e simmetria la cappella della Famiglia Mezzacapo,
eretta nel 1530 ( 1522 secondo L. Staibano) e intitolata
allo Spirito Santo. La tela che la orna è di epoca
successiva e appartiene alla Scuola Napoletana del 1700 e
presenta una certa originalità perché si discosta dello
stile dell’allora dominante Francesco De Mura, napoletano.
Come dice lo storico F.
Cerasuoli <<Dell’antichità sussistono in questa chiesa
molti quadri di grande pregio>>. Citeremo, per motivi di
spazio, solo alcune delle opere presenti nella chiesa.
“L’Ascensione”,
collocata nella prima cappella della navata destra, è opera
di Teodoro d’Errico, pittore fiammingo che operò in Campania
alla fine del 1500. È un’opera interessante anche da un
punto
di vista storico in quanto è diretta testimonianza
dell’attività napoletana del pittore. Altra opera di
origine fiamminga (scuola di Anversa, inizio XV sec.), di
notevole valore storico e artistico, è la Tavola
raffigurante La Reposizione nel Sepolcro. Sempre di
grandissimo pregio artistico citiamo tra gli altri “Il
Calvario” sempre di scuola fiamminga del sec. XVI,
“Il Crocifisso” tela settecentesca, e infine “La
presentazione al Tempio” copia della Pala del Vasari.
Infine
per chi si interessa di arte organaria, l’organo, sistemato
sopra la porta della chiesa, è un’attrattiva di non poco
conto. Infatti è presumibile che, nonostante
l’inconfondibile dolcezza di suono degli organi del ‘700 e
le molte revisioni subite, esso conservi molto dell’antico
organo costruito nel 1562 grazie al contributo e alla
devozione dei pescatori di Maiori dell’epoca.
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