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Delle tante Confraternite che negli andati secoli esistevano in Majori, appena ora ne avvanzano due, di cui la più antica si è quella dedicata all’apostolo S. Giacomo, e dal luogo ove venne costruita, appellata di S. Giacomo a Platea o a Piazza. Giace questo sodalizio quasi nel mezzo la spaziosa Marina del suddetto Comune, ove il ruscello Reginna si sbocca nelle vaste onde del Mediterraneo. Fu traslata in questa Chiesa dall’altra col titolo di S. Giacomo de Curtis o di S. Fortunato di Majori medesimo. Una buona porzione della Marina di questo Comune nei bassi tempi veniva detta i Siliquoni e volgarmente li Siliponi, dagli alberi di carrubbe che restavano nella limitrofa montagna. In progresso di tempo quella stessa contrada assunse il nome di S. Tecla e corrottamente Santecla, o Sandrea per una Chiesa dedicata ivi a quella Santa di cui si ha memoria dagli atti notarili del 1241.

sgiacomo2Un casale popolato è esistito colà sino al principio del secolo XVI munito di elevata torre alla parte del lido, e comprendeva oltre della suddetta Chiesa, quelle di S. Agnese, di S. Andrea a barche a vele, di S. Lorenzo, di S. Francesco, di S. Maria Grypto e di S. Fortunato. Nel cortile di questa i marinai e pescatori di Majori eressero la confraternita, che sostenevano colla quarta parte dei loro guadagni. Veniva chiamata Societas sue Disciplina Sanctis Jacobi Fortunati, o de Curtis, titolo che ritenne sino al 1592, epoca della traslazione, ossia passaggio che fece nell’attuale Chiesa. La di cui vetusta fondazione è similmente nascosta nell’epoca nube de’ secoli. Era Parrocchiale nel 1251, ed abbassava di tale stato nel 1505, lorchè per Bolla del Pontefice Giulio II le sue rendite furono incamerate alla erigenda Collegiale Chiesa di s. Maria a Mare della stessa Città. Ebbe a tollerare altra ria catastrofe nel 1590. Per impetuosa marea fu prossima a crollare e sarebbe rovinata dalle fondamenta, se i confratelli del precennato Oratorio di S. Giacomo de Curtis non vi avessero eseguito dei solleciti restauri a loro spesa; locchè fece cedergliela dal Reverendissimo Capitolo della additata Colleggiata nel 1592; restò soppresso la Chiesa di s. Giacomo a s. Fortunato.
Nel 1640 fu aggregata all’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Roma, ed ebbe sin dal 1737 la precedenza sulle altre Congreghe di Majori. La sua maggior rendita si era la quarta parte del guadagno di ciascuna barca da traffico e di pesca, oltre il mensile pagamento di grana tre, che elevò a grana cinque nel 1737, e che ridusse a grana quaranta l’anno a tenore delle regole sovranamente approvate nel 1783.
Svariate opere pie e di beneficenza si eseguono dalla medesima. Ogni figlia di padrona di barca, di attrezzi di pesca, o di altro mestiere marittimo di Majori ha il diritto allorquando si marita, o si fa monaca, di avere dalla Confraternita ducati quattro; ed ogni figlia di marinaio o pescatore di detto Comune ducati tre, quante volte però fossero al corrente nel rilasciare la predetta quarta parte i loro genitori.
Allorché qualche marinaio o pescatore dello stesso Majori è in bisogno, ovvero infermo indigente sarà soccorso dal Sodalizio. Oltre queste dotazioni e soccorsi, associa i cadaveri dei Confratelli che trapassano, paga i becchini, fa loro celebrare una messa cantata, e quindici messe piane: se poi si muore contumace nella suindicata prestazione annuale, si avrà la sola associazione senza altri suffragi.