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FONDAZIONE ED ISTITUZIONE
NOTIZIE COMPENDIATE DALLE INEDITE MEMORIE STORICHE DI MAJORI DEL
GIUDICE SUPPLENTE D. LUIGI STAIBANO
Delle tante Confraternite che negli andati secoli esistevano in
Majori, appena ora ne avvanzano due, di cui la più antica si è
quella dedicata all’apostolo S. Giacomo, e dal luogo ove venne
costruita, appellata di S. Giacomo a Platea o a Piazza. Giace questo
sodalizio quasi nel mezzo la spaziosa Marina del suddetto Comune,
ove il ruscello Reginna si sbocca nelle vaste onde del Mediterraneo.
Fu traslata in questa Chiesa dall’altra col titolo di S. Giacomo de
Curtis o di S. Fortunato di Majori medesimo. Una buona porzione
della Marina di questo Comune nei bassi tempi veniva detta i
Siliquoni e volgarmente li Siliponi, dagli alberi di carrubbe che
restavano nella limitrofa montagna. In progresso di tempo quella
stessa contrada assunse il nome di S. Tecla e corrottamente Santecla,
o Sandrea per una Chiesa dedicata ivi a quella Santa di cui si ha
memoria dagli atti notarili del 1241.
Un casale popolato è esistito colà sino al principio del secolo XVI
munito di elevata torre alla parte del lido, e comprendeva oltre
della suddetta Chiesa, quelle di S. Agnese, di S. Andrea a barche a
vele, di S. Lorenzo, di S. Francesco, di S. Maria Grypto e di S.
Fortunato. Nel cortile di questa i marinai e pescatori di Majori
eressero la confraternita, che sostenevano colla quarta parte dei
loro guadagni. Veniva chiamata Societas sue Disciplina Sanctis
Jacobi Fortunati, o de Curtis, titolo che ritenne sino al 1592,
epoca della traslazione, ossia passaggio che fece nell’attuale
Chiesa. La di cui vetusta fondazione è similmente nascosta
nell’epoca nube de’ secoli. Era Parrocchiale nel 1251, ed abbassava
di tale stato nel 1505, lorchè per Bolla del Pontefice Giulio II le
sue rendite furono incamerate alla erigenda Collegiale Chiesa di s.
Maria a Mare della stessa Città. Ebbe a tollerare altra ria
catastrofe nel 1590. Per impetuosa marea fu prossima a crollare e
sarebbe rovinata dalle fondamenta, se i confratelli del precennato
Oratorio di S. Giacomo de Curtis non vi avessero eseguito dei
solleciti restauri a loro spesa; locchè fece cedergliela dal
Reverendissimo Capitolo della additata Colleggiata nel 1592; restò
soppresso la Chiesa di s. Giacomo a s. Fortunato.
Nel 1640 fu aggregata all’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di
Roma, ed ebbe sin dal 1737 la precedenza sulle altre Congreghe di
Majori. La sua maggior rendita si era la quarta parte del guadagno
di ciascuna barca da traffico e di pesca, oltre il mensile pagamento
di grana tre, che elevò a grana cinque nel 1737, e che ridusse a
grana quaranta l’anno a tenore delle regole sovranamente approvate
nel 1783.
Svariate opere pie e di beneficenza si eseguono dalla medesima. Ogni
figlia di padrona di barca, di attrezzi di pesca, o di altro
mestiere marittimo di Majori ha il diritto allorquando si marita, o
si fa monaca, di avere dalla Confraternita ducati quattro; ed ogni
figlia di marinaio o pescatore di detto Comune ducati tre, quante
volte però fossero al corrente nel rilasciare la predetta quarta
parte i loro genitori.
Allorché qualche marinaio o pescatore dello stesso Majori è in
bisogno, ovvero infermo indigente sarà soccorso dal Sodalizio. Oltre
queste dotazioni e soccorsi, associa i cadaveri dei Confratelli che
trapassano, paga i becchini, fa loro celebrare una messa cantata, e
quindici messe piane: se poi si muore contumace nella suindicata
prestazione annuale, si avrà la sola associazione senza altri
suffragi.
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ARCICONFRATERNITA
DELL’ORAZIONE E MORTE
in
San Giacomo a Platea
MAIORI (SA) |
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