Santa Maria a Mare venerata anche dai termitesi!

Tremitidi Carmine Ceruso

Il gruppo di Maiori il 26 aprile 2014, si è recato in pellegrinaggio alle isole Tremiti (FG), per venerare Santa Maria a Mare, nel santuario a Lei consacrato.
L’arcipelago delle Tremiti è composto da quattro isole: San Domino è la più grande e la più abitata, ove sono insediate le principali strutture turistiche, favorite dalla bella ed unica spiaggia sabbiosa; San Nicola, sede comunale, dove sono stati edificati i principali monumenti dell’arcipelago, in particolare il Santuario di S.Maria a Mare; Capraia (detta anche Caprara o Capperaia), prende tale denominazione perché sul suo territorio vegetano le piantagione dei capperi ed è la seconda per grandezza territoriale ed è disabitata;
Pianosa, un pianoro roccioso anch’esso completamente è disabitato, distante una ventina di chilometri dalle altre isole.
La leggenda narra che la nascita dell’arcipelago delle Tremiti è attribuita a Diomede, noto dalla mitologia greca per essere riuscito insieme ad Ulisse a portare fuori dalle mura di Troia la statua del Palladio, e pertanto le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae in latinoo Διομηδιες in greco antico).
In questo luogo, da lui stesso creato, l’eroe insieme ai suoi compagni trascorse la sua vita e fu sepolto nell’Isola di S. Nicola, tumulato con il suo tesoro, trafugato dalla città di Troia.

Origini del santuario di S.Maria a Mare

Le origini del santuario di S.Maria a Mare sono attribuite ad una leggenda, della quale esistono diverse versioni, che hanno tutte, però, come protagonista un eremita approdato sull’isola di San Nicola nel III secolo d.C.
Il gesuita Padre Guglielmo Gumppenberg riporta che l’eremita, provenuto da un luogo ignoto, elesse l’isola di San Nicola come luogo di romitaggio durante i primi secoli del Cristianesimo.
Una notte l’eremita mentre era assorto in preghiera, ebbe la visione della Vergine Maria, che gli ordinò di costruire un maestoso tempio in suo onore, per poter concedere grazie a chi si sarebbe recato per pregare e richiedere la sua protezione.
L’uomo rimase titubante davanti a tale incarico a causa della sua povertà e a quella degli abitanti delle isole che lo ospitavano.
Allora la Madonna gli venne ancora in aiuto, indicandogli un luogo dove scavare.
L’eremita incominciò a scavare, nel posto indicatogli, e dopo poco rinvenne una lapide sepolcrale, che non era altro che la tomba di Diomede, dietro la quale si celava il tesoro dell’eroe.
Adesso poteva compiere la volontà Mariana avendo la disponibilità economica per dare corso alla costruzione del santuario.

Cronistoria del santuario

Nell’XI secolo, il santuario di S. Maria a Mare raggiunse il periodo di massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell’abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.
La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (futuro papa Stefano IX) e di Dauferio Epifani (futuro papa Vittore III) e da una bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 in cui viene confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica.

L’intero complesso rimase un possedimento dell’abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.
Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla cittadina di Trani. Secondo le cronache dell’epoca le tensioni mai assopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo ad incaricare l’allora vescovo di Termoli di sostituire l’ordine di San Benedetto con i Cistercensi alla guida dell’abbazia.
In seguito Carlo I d’Angiò munisce il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l’abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell’arcipelago.
Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Lateranensi, proveniente dalla chiesa di San Frediano in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull’isola per ripopolare l’antico centro religioso.
I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell’abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo.
Nel 1567 l’abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico.
L’abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull’arcipelago una colonia penale.
Nel periodo napoleonico l’arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all’interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese. Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell’abbazia.
Oggi il santuario fa parte dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

Osservazioni del pellegrino

Alla vista del pellegrino maiorese, questo luogo è apparso come un angolo di paradiso terrestre, sospeso tra cielo e mare, in particolare lo sguardo si è soffermato ammirando il Santuario di Santa Maria a Mare edificato sulla roccia millenaria dell’isola San Nicola.
Raggiunto questo luogo, si è osservato la semplicità della facciata esterna della chiesa e al suo interno la stessa è stata rifinita con elementi semplici sia nelle decorazioni che negli arredi.
Varcando l’ingresso, in fondo a sinistra della chiesa si è provato una stato d’animo di serenità alla visione dell’immagine della piccola statuetta di aspetto simile alla nostra Stella del Mare.
Il nostro pensiero di pellegrino rivolto alla Celeste Stella chiedendole protezione e affidando ad essa tutte le piccole nostre miserie umane invocando a S. Maria a Mare che dall’alto illumina queste meravigliose isole Tremiti insieme alla nostra città di Maiori, su di noi distende la sua santa protezione.
Con immenso affetto i figli di Maiori rivolgono lo sguardo alla Madonna con animo grado ringraziandola della benevolenza accordataci, dei doni elargitici e della serenità d’animo per affrontare il duro cammino della vita.
Un pensiero di ringraziamento è rivolto a quanti del nostro gruppo hanno contribuito alla buona riuscita dell’effettuato pellegrinaggio.