Lettera aperta del Parroco Don Vincenzo Taiani

Carissimi Fratelli e Sorelle,

stiamo vivendo una brutta esperienza di vita, che ci tiene lontani gli uni dagli altri e dal partecipare alla santa messa e agli altri sacramenti. E proprio in questa settimana santa ne avvertiamo tutta la pesantezza dell’astensione. Già non abbiamo visto e sentito tutta la gioia e l’allegria dei bambini nella scorsa domenica delle Palme, quando quella giornata, negli anni scorsi, diventava per noi adulti una festa da godere insieme ai nostri piccoli. Ho apprezzato tantissimo l’inventiva dei catechisti nell’insegnare ai loro bambini di costruire un ramoscello di ulivo a casa per non perdere, almeno visivamente, l’immagine del segno, che veniva agitato durante la processione da S. Domenico alla Collegiata, e per ricordare l’augurio di pace e di affetto fraterno, che esso significava allorquando ce lo scambiavamo, chiedendoci scusa reciprocamente.

Purtroppo dobbiamo vivere anche il triduo della settimana santa restando chiusi in casa, nutrendo la certa speranza nel Signore di uscire al più presto dall’epidemia. E pertanto non potrò più mantenere quest’anno quella che ormai era diventata una tradizione pasquale e natalizia, di abbracciare ciascuno di voi al termine della messa solenne per porgervi personalmente e de visu i miei auguri.

Ed allora ho pensato di farvi pervenire il mio pensiero, il mio affetto, il mio abbraccio virtuale e il mio augurio pasquale attraverso una lettera aperta, che verrà postata sui nostri social.

Rimanere in casa è certamente un sacrificio non solo per i piccoli, ma anche per noi adulti. Ma lo dobbiamo accettare e praticare secondo le norme che ci vengono imposte da chi ci governa e da chi è esperto nell’arte medica.

Ma noi cattolici possiamo vivere questa stasi forzata considerandola alla luce della chiave di interpretazione a noi molto consentanea, che è la fede nel Signore Gesù e nella Provvidenza di Dio. Possiamo offrirla al Signore come un sacrificio a Lui gradito, per la nostra e altrui salvezza fisica: cambiare un gesto non gradito con un atto di amore verso Dio, verso di noi stessi e verso gli altri, trasformando quello che noi erroneamente pensiamo essere un castigo di Dio, l’attuale epidemia, con le parole di S. Teresina del Bambin Gesù: Tutto è grazia.

Vivremo virtualmente questo triduo pasquale, che ha inizio oggi, giovedì santo, alle ore 18, con la santa messa trasmessa in diretta, senza lavanda dei piedi e senza processione di Gesù Sacramentato; esporremo solennemente il Santissimo per una breve adorazione.

Domani, venerdì santo, inizieremo, sempre alle ore 18, l’Azione Liturgica, che consisterà in alcune letture della parola di Dio, nella proclamazione della Passione del Signore e nella preghiera universale della Chiesa. Poi, dopo un breve break, alle ore 19.30, davanti alla porta centrale della chiesa, sul sagrato, procederemo allo scoprimento della croce, al bacio dei piedi del Crocifisso da parte del solo celebrante per tutti, e all’adorazione successiva con una preghiera di richiesta di perdono a Gesù e con un impegno da parte nostra di seguirlo nella sua via.

Sabato santo, sempre alle ore 18, svolgeremo la veglia pasquale, con le letture della Parola di Dio, con il gloria, e con la s. messa.

Domenica della Resurrezione di Gesù sarà celebrata in Collegiata una sola s. Messa sempre alle ore 18.

Fratelli e sorelle carissimi, quante volte, celebrando la s. Messa nelle chiese della nostra parrocchia, in questi 25 anni del mio servizio sacerdotale, ho notato un costante e progressivo affievolirsi della partecipazione domenicale, e spesso mi sono chiesto se non fossimo arrivati un giorno a dover celebrare il sacrificio eucaristico solo con la presenza dei banchi vuoti.

Non sono un profeta, ma in questa epidemia, la mia preoccupazione è diventata realtà. Se sapeste quanto è surreale dover celebrare la messa davanti ai banchi vuoti!

Tutti, ora, ci stiamo augurando di uscire dal tunnel e rivedere le stelle. Sui social ci diciamo che ritorneremo alla vita di prima. Sarebbe davvero un guaio se ritornassimo alla vita di prima. Vorrebbe dire che la storia non è più maestra di vita. Vorrebbe dire che preferiamo un mondo in cui come Giuda abbiamo tradito Gesù e come Pietro Lo abbiamo rinnegato. E continueremo a non far tesoro dell’esperienza umana collettiva che abbiamo vissuta, con le guerre, le pandemie scorse, con la Shoah, quando i morti non sono stati nell’ordine di migliaia, ma di milioni. Anzi abbiamo fatto di peggio: abbiamo scollato l’uomo morto (Gesù) dalla croce, poi abbiamo addirittura tolto anche la croce, poi abbiamo tolto il presepe nelle scuole, e poi abbiamo tolto dalla Costituzione italiana la caratteristica della confessionalità cattolica dello stato italiano, che è diventato laico e aconfessionale. E poi, infine, il mondo intero ha proclamato, con il filosofo Nietzsche: Dio è morto. E il pensiero dominante, dopo aver escluso Dio dal mondo, si è autonominato lui, con tutti i suoi vitelli d’oro, finanza, piacere, denari, sesso, gloria, potere, come dio di sé, degli altri e del creato. E ora con il coronavirus si è ritrovato nella sua fragilità e precarietà.

Ed allora il mio augurio pasquale di questo anno non è quello di ritornare alla vita di prima della pandemia, ma di sorgere ad una vita diversa, ad essere nuovi uomini e nuove donne e camminare in una novità di vita, per la costruzione di una nuova civiltà d’amore, a misura di Dio e dell’uomo, fatta di comprensione e di perdono reciproco, nella quale regni DIO unico e vero, creatore e redentore. Ritroviamo e ritorniamo a Dio come ha detto la Madonna, nel suo ultimo messaggio di Medjugorje. Noi cattolici e cittadini maioresi dobbiamo essere i nuovi profeti e i nuovi testimoni di un mondo rinnovato sotto la protezione di s. Maria a Mare, che fino ad ora ci ha salvati dal coronavirus e ci invitati, sempre nel suo ultimo messaggio, ad avere ancora fiducia in Lei.
Buona Pasqua, buona vittoria sul male reale ma invisibile. Buona risurrezione di vita fisica, spirituale, sociale e religiosa. Ce la faremo: con Dio e con S. Maria a Mare, ce la faremo di sicuro.